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santino storico (1886) dei Santi Medici di Alberobello

on questo termine intendiamo indicare la ricerca culturale e il collezionismo delle immaginette sacre. Oggetto di raccolta sono le piccole raffigurazioni di icone e di santini. Questa particolare forma di devozione iniziò nella seconda metà del XIV secolo nei monasteri dove inizia la diffusione di queste immagini con piccoli dipinti su pergamena, ma il vero sviluppo dell'immaginetta avviene nelle abbazie di Cluny, Citeaux e Chiaravalle dove, con la nuova tecnica della xilografia, si riproponevano alcuni soggetti presi dalle miniature che abbellivano Messali e Libri d'Oro. In Germania tra il XV e il XVI secolo con successo si applicano all'incisione artisti come Durer, Cranach e Altdorfer, e i conventi della Svevia e della Baviera si specializzano in immaginette devozionali, che dopo il concilio di Trento hanno un notevole impulso. Oltre alla xilografia, si sviluppa l'incisione su rame e l'acquaforte; il centro di maggiore attività sono le Fiandre. Grandi famiglie di incisori contribuiscono a una capillare diffusione dell'immaginetta, a volte con l'aggiunta di una preghiera. Sempre di questo periodo è la nascita dei "canivet", cioè delle immaginette ottenute ritagliando e forando la carta con motivi geometrici o floreali, che fanno da

cornice alla figurina incollata al centro. In Italia la produzione di santini parte in ritardo e in tono minore rispetto al resto dell'Europa. Nei primi decenni del '700 inizia a Bassano del Grappa un'importante produzione di piccole immagini religiose, stampate su fogli grandi da ritagliare, mentre nell'Italia meridionale, alla fine del '700, degli artigiani, detti "stampa-santi", producono santini soprattutto a Napoli e a Palermo. I supporti erano pergamena, carta, seta, tela, pasta di pane, foglie essiccate. Vi venivano raffigurati la Madonna, Gesù, angeli e santi, la croce, santuari, altarini e comunicandi. Sul retro venivano scritte a mano o stampate dediche e preghiere con relativa data e luogo.
Alla fine del '700 il santino, da esclusivo oggetto di devozione, diventa augurio, premio o annuncio di festività religiose, assumendo così un ruolo sociale; infatti, è un vero e proprio documento a testimonianza di un evento strettamente privato, per ricordare a parenti e amici un battesimo, la prima comunione o la cresima, fino alla scomparsa di una persona cara. In questo caso il santino veniva chiamato luttino. Era inoltre utilizzato per le ordinazioni sacerdotali e le professioni religiose.

Nel XIX secolo l'impulso definitivo per la diffusione di massa delle immaginette è dato dall'uso della litografia, che permette la realizzazione di opere di qualità, ma la produzione artistica più bella e significativa si ha verso la metà dell'800 con i "santini in pizzo traforato" o "a teatrino". L'avvento del liberty porta, poi, ad avere santini ridondanti di ghirlande, simboli e lustrini, nastri e preghiere miniate a colori, indubbiamente eccessivi, ma molto belli da vedere.
Più tardi, nel periodo industriale, verso la seconda metà dell'ottocento, si sviluppa la tecnica della fotografia e, accanto ai ricordini di pizzo prodotti fino ai primi del '900, appaiono santini "più economici" stampati su cartoncino. Nel periodo compreso tra le due guerre la qualità della produzione peggiora notevolmente; le tirature sono più commerciali, le linee più essenziali e squadrate.

Qui proponiamo una piccola raccolta, si spera in continua crescita man mano che ne verremo a conosceza, di santini che raffigurano i santi Cosma e Damiano.

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